Mente

Il Buddha e le Quattro Nobili Verità

Chi era il Buddha? Dove nasce il Buddhismo e cosa rappresenta? Quali sono le quattro nobili verità che sono alla sua base?

Chi era il Buddha?

Buddha in lingua pali significa “chi conosce o raggiunge l’illuminazione”.

In realtà, il fondatore del Buddhismo si chiamava Siddharta, ed aveva come patronimico quello di Gautama o Gotama. Nasce verso la metà del 6° secolo a.C.  in una famiglia principesca, del clan dei Sakya, che viveva a Kapilavastu, in una regione che oggi fa parte del Nepal, a 170 chilometri circa dall’odierna Benares.

Suo padre si chiamava Suddhodana e la madre Mahamaya. Il giovane principe viene cresciuto in mezzo al lusso, avendo a disposizione tutte le comodità ed i piaceri. A 19 anni sposa una donna bellissima, Yasodhara. Per molti anni conduce una vita fatta di lusso e felicità domestica.

Il dubbio e la ricerca della verità

Un giorno, però, il giovane incontra un vecchio, un malato, un morto ed un monaco. Quelle quattro realtà lo colpiscono nel profondo. Dopo essersi reso conto che la vecchiaia, la malattia e la morte sono la sorte dell’umanità e che esistono delle persone che aspirano ad una vita diversa, decide di dedicarsi anche lui alla ricerca della verità.

Ha 29 anni quando decide di lasciare tutto e ritirarsi in luoghi solitari per meditare. Si incammina nella foresta, radendosi il capo e indossando l’abito giallo di un eremita. Per sei lunghi anni cerca una soluzione. Interroga famosi sapienti, si dà all’ascetismo più rigido ma non riesce a trovare la Risposta.

Il Buddha e l’illuminazione

Una notte, infine, si siede sotto un albero e promette che non si sarebbe mosso da lì finché non avesse trovato la Risposta. Sotto quell’albero combatte l’ultima battaglia, quella contro le inclinazioni e i desideri del cuore umano, la battaglia contro l’amore per il mondo, l’illusione, l’aspirazione ad esistere e a gioire, contro il desiderio dell’onore, della felicità, della vita familiare, del benessere, del potere ecc.

Viene assalito dal demone Mara, ma Siddharta supera le tentazioni. Dopo quarantanove giorni di meditazione, in una notte di luna piena del mese di maggio, in un luogo noto come Buddhagaya, raggiunge l’illuminazione. Da allora è noto come “il Buddha”. Aveva circa trentacinque anni. Da quel giorno percorre per altri quarantacinque anni il nord dell’India insegnando e predicando il suo messaggio di speranza e di felicità. Buddha muore all’età di 80 anni a Kusinara, in una notte di luna piena nel mese di karttika (ottobre-novembre).

Le quattro nobili verità

Alla sua comunità, Buddha aveva lasciato solo la dottrina (Dhamma o Dharma), che è conosciuta come le Quattro Nobili Verità:

1) c’è il dolore.

2) il dolore ha una causa.

3) il dolore può essere superato.

4) il modo per eliminare il dolore è pratica l’Ottuplice Sentiero.

Il dolore o la sofferenza (dukkha) è un fatto universale.

“E questa, o monaci, è la santa verità circa il dolore. La nascita è dolore, la vecchiaia è dolore, la malattia è dolore, la morte è dolore. L’unione con quel che dispiace è dolore. La separazione da ciò che piace è dolore. Non ottenere ciò che si desidera è dolore. In una parola, dolore sono i cinque elementi dell’esistenza individuale”.

La causa del dolore è il desiderio ovvero brama ovvero sete (tauha).

“Questa, o monaci, è la santa verità circa l’origine del dolore: essa è quella sete che è causa di rinascita, che è congiunta con la gioia e col desiderio, che trova godimento ora qui ora là. Sete di piacere, sete di esistenza, sete di estinzione”.

Come può essere superato il dolore?

“Questa, o monaci, è la santa verità circa la soppressione del dolore. E’ la soppressione di questa sete, annientando completamente il desiderio, è il bandirla, il reprimerla, il liberarsi da essa, il distaccarsi”.

Esiste dunque uno stato in cui c’è libertà completa dalla sofferenza e da ogni schiavitù, uno stato in cui si gode della pace assoluta, che è il Nirvana (o Nibbana).

La via che conduce alla soppressione del dolore è l’Ottuplice Sentiero.

“Questa, o monaci, è la santa verità circa il sentiero che conduce alla soppressione del dolore. E’ l’augusto ottuplice sentiero, e cioè: retta fede, retta decisione, retta parola, retta azione, retta vita, retto sforzo, retto ricordo, retta concentrazione”.

Questo Ottuplice Sentiero porta a prendere coscienza di sé, del proprio intimo, porta alla sapienza e fuga l’ignoranza. Il suo frutto consiste nella serenità, nella conoscenza e nella illuminazione, che è il Nirvana, lo stato di pace perfetta e di perfetta felicità.

Nirvana e Karma

Per chiarire meglio in che cosa consiste il Nirvana, bisognerebbe ricordare che il Buddhismo ha ereditato dall’Induismo il concetto del karma. Il karma è la nostra azione o, meglio, in senso morale, è il frutto della nostra azione, il nostro merito o demerito. Fintanto che vi sarà karma, un essere nascerà e rinascerà. Questa però non vuole essere una dottrina deterministica poiché si è sempre liberi di agire per il meglio o per il peggio. È la volontà e non tanto la sola azione che riveste importanza nel produrre nuovo karma.

Questa situazione è forse destinata a continuare per sempre? No, per il Buddhismo non sarà sempre così. C’è infatti la possibilità di arrivare al Nirvana per porre fine alle sofferenze, per essere liberati dalla ruota delle nascite e delle rinascite. Si tratta di uno stato di beatitudine suprema, di pace e di tranquillità interiore, accompagnato dalla certezza di aver ottenuto la liberazione. E’ uno stato non descrivibile a parole.

Solo chi lo ha sperimentato può sapere che cos’è. Infatti può essere raggiunto in questa vita e non in uno stato futuro. Né è una condizione che solo pochi possono fare propria. Tutti sono in grado di raggiungerlo, anche se sono molto pochi coloro che ci arrivano in maniera perfetta durante questa vita. La beatitudine dei perfetti (Arahat) dopo la morte è chiamata Parinirvana, e costituisce ovviamente l’ultimo stadio del nirvana. Tale è il traguardo a cui l’Ottuplice Sentiero può condurre il fedele.

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