CorpoMovimento

Quali sono le fasi della meditazione dinamica?

Esistono sicuramente tantissime tecniche di meditazione, di introspezione, di ricerca della consapevolezza. Ma la meditazione attiva, o la meditazione dinamica, nell’uomo moderno forse riesce a dare qualcosa di più. Che cosa? Il movimento libero che purtroppo tende a perdereOsho ha creato un’interessante tecnica di meditazione dinamica. Vediamo qui le fasi della meditazione dinamica di Osho, e le riconosceremo applicate o riadattate in diverse altre tecniche!

Primo stadio

Respiro profondo e caotico, attraverso il naso, con la consapevolezza sull’espirazione

“Respira il più velocemente possibile, il più profondamente possibile; sii totale, mettici tutta la tua energia.”

Osho

Quando sentiamo “il più velocemente possibile” la nostra mente, condizionata e sempre orientata verso un obiettivo, lo traduce subito con “devi andare oltre i tuoi limiti”.
 Le persone si chiedono cosa devono fare quando hanno le vertigini e tutte le costole fanno male e la testa sembra stia per cadere e il collo è tutto rigido… è un chiaro segno che si sono strafatti. Perché non si è udito “il più velocemente possibile. È questo “possibile” che dovrebbe guidare, e poi, naturalmente, al proprio corpo piacerà esplorare la nuova libertà che può svilupparsi in tutte le fasi.

Totale significa intero

Osho dice “Sii totale, mettici tutta la tua energia”. Quando sentiamo “totale”, pensiamo in termini percentuali, un “molto molto di più” di quello che stiamo già facendo. Totale significa, però, semplicemente partecipare a ciò che si sta facendo con tutto quello che si ha come essere. Totale deriva dalla parola latina “totus” che significa indiviso, tutto. Ed è questa l’intenzione di questa tecnica di meditazione, di rendere ancora una volta non diviso. Perché attraverso dei traumi non digeriti e i condizionamenti, attraverso le repressioni che abbiamo dovuto tenere nel nostro sistema, siamo diventati, nella nostra coscienza e nel nostro corpo, frammentati e divisi.

Respirare totalmente significa respirare come un tutt’uno

Basta essere la respirazione e questo è tutto. Entra nel mondo del tuo corpo e delle sue capacità naturali e dei poteri in cui hai perso la fiducia. Sappi che nel tuo corpo è possibile una maggiore vitalità, ma non farti del male e non passar sopra le tue capacità naturali. Dimenticati di guardare chi ti sta vicino mentre si muove e respira freneticamente, basta che segui il tuo ritmo, la tua danza… e così ti espandi con naturalezza.
Per quanto riguarda l’indicazione “metti la tua attenzione sull’espirazione”: è importante respirare attraverso il naso, perché questo bilancia la parte sinistra e quella destra del cervello. Respirazione caotica con la consapevolezza sull’espirazione porta un po’ di caos nel nostro sistema, sconvolge la routine e apre il corpo per la fase successiva.

Quando respiri, fatti aiutare anche dalla pancia

Puoi tirare un po’ in dentro la zona dell’ombelico durante l’espirazione, il che attiva il centro della vita. È simile a una tecnica di respirazione yoga denominata “Kabbalabati”, che mira a pulire gli organi. Focalizzarsi sull’espirazione aiuta a espellere il CO2 dal corpo. Si potrebbe anche dire espellere il chi “cattivo”. Osho ha detto che le repressioni nel corpo sono legate alle tossine.Buttare fuori le tossine col respiro, quindi, libera il corpo. Questa tecnica da sola è già un processo catartico, nel senso di processo di pulizia.
Usa tutto il corpo per respirare: puoi anche sperimentare con l’aprire le braccia, e ,quindi, allargare il torace, per consentire a tutto il corpo di respirare. Si permette cosi al ritmo del respiro di cambiare, svelando ciò che è nascosto nel corpo e aprendo i suoi schemi di contenimento.

Giocosità e rilassamento, la base per la meditazione

Con questo atteggiamento non si può sbagliare: essere rilassati fa sì che non ci forziamo a superare i limiti delle nostre capacità. La giocosità è fondamentale per espandere lentamente la nostra libertà, vivacità naturale e salute emotiva, qualità che la meditazione può aiutarci a riscoprire.

Continua a osservare e rimani centrato, coi piedi per terra

In questa fase rimani in uno stato di osservazione di ciò che accade nel corpo. Questo spesso è frainteso come discostarsi dal corpo: ma è importante rimanere collegati in modo consapevole al corpo. In caso contrario si potrebbe ripetere schemi di “lasciare il corpo” avuti in precedenti esperienze traumatiche.
Per molte persone è utile ricordare il collegamento con il suolo attraverso le gambe e i piedi.
 In un trauma e nel rivivere un trauma tutta l’energia e la consapevolezza si muovono verso l’alto e fuori dal corpo. Rimanendo ben collegati e in contatto col suolo si può fare in modo di non sovraccaricare il sistema. Lentamente riusciamo ad espandere la capacità dell’organismo di caricarsi e scaricarsi. In questo modo siamo in grado di aumentare a poco a poco la nostra capacità di ripresa ed uscire dalle restrizioni e dagli squilibri del nostro sistema.
 L’inspirazione avviene da sé… se gliene diamo il tempo! “Usa i movimenti naturali del corpo per aiutare il respiro.” Essere naturali e rispettare i nostri “sani” limiti è sempre facile e non forza le articolazioni. Solo quando ti fai violenza c’è dolore nel corpo.

Ama e rispetta il corpo

Facendo la Meditazione Dinamica si potrebbe scoprire che senza essersene accorti, si stava trattando il proprio corpo come i monaci di un tempo: cercando di costringere la “cattiva” repressione ad andarsene a colpi di frusta. L’atteggiamento verso noi stessi e il nostro corpo si riflette nel modo in cui lo percepiamo: utilizzare come uno specchio il modo in cui ci si sente durante la meditazione.
Essere consapevoli e imparare ad avere un atteggiamento amorevole e rispettoso. Questo è un grande passo verso la guarigione: rende la meditazione un espandersi nella gioia di essere vivi.

Secondo stadio

Esprimi tutto ciò che deve essere eliminato.

La Meditazione Dinamica dà nuove opportunità, ma deve essere organica, e ciò in sintonia col proprio corpo e con il proprio personale stato di sviluppo come individuo.
 La meditazione potrebbe altrimenti portare ad una ripetizione automatica delle frustrazioni e delle angosce del passato. Ci vuole abilità per imparare a seguire la capacità di autoguarigione insita nel corpo… e anche qui il corpo deve essere la forza che ci fa muovere.

Uno dei postumi del trauma è la frammentazione

Ci scolleghiamo dalla memoria dalle emozioni collegate, e dai luoghi, nel corpo, dove è trattenuto energeticamente. Per uscire da questa frammentazione abbiamo bisogno di fare piccoli passi: lo spingerci ci può spingere oltre i nostri limiti. Una curiosa e giocosa esplorazione di emozioni e movimenti, con il “possibile” ben chiaro nella nostra consapevolezza fa sì che la seconda fase riporti lentamente insieme ciò che era stato diviso e dissociato. Ci dà maggior potere e ci aiuta a ristabilire il contatto con la nostra forza. Ecco perché è importante seguire le indicazioni di Osho: continuare a muoversi ed “esplorare” i vari movimenti. Questo assicura che non si ripresenti una reazione di “congelamento” del corpo, una ritraumatizzazione, e ci restituisce invece l’intera gamma di espressioni emotive.

Nella Meditazione Dinamica lavoriamo su due binari: liberare il corpo mediante l’espressione delle emozioni, e centrarsi

L’effetto di centratura nella meditazione, come lo descrive Spitzer nella serie “Gehirn und Geist” nel capitolo sulla meditazione, è: la corteccia frontale parla con l’amigdala e le dice di rimanere calma, di stare tranquilla. L’amigdala è la parte del nostro patrimonio istintivo che ci avverte quando c’è pericolo. Un indicatore per dei residui di trauma nel corpo è un’amigdala troppo reattiva, che invia segnali di allarme, per esempio, quando si verifica un certo suono nell’ambiente.
 Il centrarsi è rafforzare la capacità di rimanere tranquillo. La ricerca citata da Spitzer dimostrava che gli studenti che partecipavano ai test dopo una settimana di meditazione erano meno nervosi, si mantenevamo tranquilli e distaccati.
In piedi alla lavagna, davanti a tutta classe, mentre dimostravano alcune equazioni matematiche erano meno nervosi che gli studenti senza l’esperienza della meditazione. Anche i partecipanti al test che avevano praticato solo tecniche di rilassamento, senza meditazione, non hanno mostrato questi effetti.

Il centrarsi accade solo nella meditazione, quando pratichiamo l’osservazione senza agire

Qualunque cosa la mente ci possa suggerire al momento, restiamo seduti e “semplicemente” osserviamo. All’inizio questo è difficile e richiede più azione in alcune aree del cervello. Più avanti, dopo una certa pratica, si vede una minore attività cerebrale, quando si diventa padroni della tecnica.
Quindi, in principio è difficile non seguire gli impulsi che vengono inviati dai pensieri e dalle attivazioni dell’amigdala.

Terzo stadio

Saltare e gridare il mantra “hu!”

La centratura avviene soprattutto nel terzo e nel quarto stadio. Dopo il secondo, la fase della “libertà”, come mi piace chiamarla, saltando ci troviamo più allineati. Il saltare e gridare il mantra risvegliano il centro della vita nel nostro basso ventre. Il suono del mantra è destinato a colpire proprio là e le vibrazioni del salto attivano il centro partendo dal suolo e salendo. Ciò contribuisce a radicarci, stabilizzarci e a connetterci con la forza nel corpo.
Anche in questo caso è importante ricordarsi dell’indicazione “per quanto è possibile”: se risulta difficile saltare e gridare il mantra, fallo il meglio possibile a seconda delle tue capacità e lentamente continua a migliorare..
Un’alternativa a saltare è quella di fare un movimento in avanti con le anche ogni volta che si grida “hu”. Ma è importante anche non ascoltare la mente che dice “non posso, non sono capace”, e continuare a migliorare lentamente: collegandoti con l’energia vitale costruisci una tua forza sempre maggiore.

Sii consapevole di ciò che sta accadendo nel corpo durante questo stadio

Essere consapevole di ciò che si sta rafforzando e ampliando: è utile notare la propria “forza”, in questo modo può crescere. Così quando in questa fase si diventa consapevoli di sentirsi sempre più forte, ci si può liberare da schemi di pensiero negativo e da un’immagine di se stessi come deboli o vittime.
Le istruzioni di Osho di risvegliare la “fonte della vita” mirano a portare la consapevolezza in quella direzione e orientarla verso risorse positive. Anche il passaggio dall’espressione (durante la seconda fase) al guardare l’energia vitale in movimento nella terza fase, è un passo importante per liberarsi delle emozioni ancora trattenute e dirigersi verso una maggiore centratura. Rafforzare la capacità di centrarsi e osservare gli stati emozionali. In questo modo impariamo a contenere nel corpo le emozioni e l’energia.

Quarto stadio

“Fermati immobile, come fossi congelato”

Le istruzioni di questa fase, la quarta, possono essere le più difficili da seguire, quando non si ha molta esperienza nella meditazione e non si ha ancora sviluppato una buona capacità di centrarsi. 15 minuti fermo immobile, in qualsiasi posizione ci sia, sono sicuramente una sfida. La centratura che si è sviluppata a partire dalla prima fase diventa adesso ancora più profonda. La capacità di guardare e basta ciò che è dentro senza agire in base ai vari impulsi è una capacità importante del cervello che ha bisogno di essere esercitata. È qualcosa che i bambini devono sviluppare nel corso degli anni dell’infanzia.
 Questa capacità di “controllo degli impulsi” appartiene al lobo frontale del cervello, ed è poco sviluppata o mancante nei cosiddetti “criminali violenti”, le persone che reagiscono con violenza alla minima occasione. È stato osservato che pazienti che avevano subito una lesione in quella parte del cervello, si erano poi comportati in maniera sessualmente “spudorata” seguendo qualsiasi impulso venisse dalla parte istintiva del cervello.

La sfida è quella di imparare a “osservare”

…come dice Osho. Per chi ha sperimentato uno stato di congelamento in situazioni traumatiche questa fase può contenere una sfida in più. Il corpo può associare lo stare immobili con memorie del riflesso di congelamento e rievocare la memoria corporea di questa esperienza. In tal caso è utile consentire movimenti dolci e la possibilità di aprire gli occhi per orientarsi consapevolmente e prendere così in mano la situazione. I primi segni di una rievocazione possono essere vertigini e nausea. È bene dare a se stessi la libertà muoversi e invece di rivivere la memoria del trauma. In questo modo si può lentamente sviluppare una nuova fiducia nelle proprie capacità di rimanere presente e la capacità di osservare come un testimone può crescere.
La crescita di presenza e capacità di osservare ha l’effetto di rafforzare la capacità di centrarsi.

Nelle arti marziali tradizionali dell’Estremo Oriente la capacità di centrarsi è stata collegata con il rafforzamento del terzo occhio, sulla fronte tra le sopracciglia. Il terzo occhio è quello che ora sappiamo essere, in neuroscienza, il lobo frontale, il centro del controllo degli impulsi. 
La Meditazione dinamica, da un lato apre l’energia vitale nel proprio centro e dall’altro la capacità di centrarsi del lobo frontale, dando la tranquillità per osservare le reazioni istintive dell’amigdala che potrebbero essere innescate da ricordi del passato che non hanno nulla a che fare con la situazione reale del momento. D’altra parte dà al corpo la possibilità, finora negata, di scaricare pesi del passato. Si tratta di un “viaggio” completo e ogni parte ha la sua particolare funzione.

Quinto stadio

La “celebrazione”

“Celebra attraverso la danza, esprimi la tua riconoscenza verso il Tutto.” Osho, Il Libro Arancione.
 Noi siamo ciò che facciamo. gli scienziati parlano di neuroplasticità del cervello. Facendo cose ed esercitandoci creiamo e rafforziamo le connessioni tra neuroni e addirittura ampliamo le aree utilizzate del cervello. Sempre più cellule cerebrali vengono coinvolte fino a quando ciò che stiamo facendo diventa parte integrante di noi stessi. Qui, in questa fase, si fa pratica di “celebrazione”. La celebrazione è un atteggiamento verso la vita e l’esistenza, ed è qualcosa che può essere imparato. In questa fase quindi il compito è di prestare attenzione al momento, ascoltare la musica, sentire i movimenti del corpo, essere grato all’esistenza e sentire gratitudine anche verso se stessi. 
Le persone troppo orientate verso la terapia spesso hanno difficoltà in questo: e così diventa ancora più importante imparare il “trucco” per farlo. Qualunque stato d’animo, tristezza o felicità, si può celebrare e può essere espresso con la danza.

“Porta la felicità con te per tutta la giornata.”

– OSHO –

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