Mente

Meditazione Zen contro lo stress per una vita sana

Sentiamo parlare di meditazione, meditazione Zen, buddhismo. Una moda o una nuova necessità? Negli ultimi anni, cresce sempre di più il numero di persone che soffrono di stress, nevrosi e disturbi psichici vari. La situazione è allarmante e lo diventa ancora di più se si pensa che molte altre persone, in numero anche maggiore, senza essere coscienti delle proprie condizioni mentali, manifestano difficoltà psichiche latenti.

Benché molte di queste persone non abbiano nulla che possa essere definito un disturbo mentale, le loro sofferenze e le loro tensioni nervose sono più intense di quelle delle persone normali vissute in epoche precedenti. Ancor più numerosi sono coloro che soffrono di disturbi del sistema neurovegetativo o di ansie generali. Conosciamo solo vagamente le cause di entrambe queste condizioni. Ma in ambedue i casi, evidentemente c’è qualcosa che non va tanto nel corpo quanto nella mente. Mentre gli uomini delle epoche precedenti godevano di una sufficiente robustezza mentale e fisica, gli uomini di questi ultimi anni sono deboli sotto tutti e due i punti di vista.

Competitività e ambiente urbano

Non vi sono segni che questa condizione debba migliorare. È probabile anzi che la lotta nella società aumenti e che la pressione mentale sotto cui dobbiamo vivere cresca fortemente, mentre la nostra capacità di resistere ad essa aumenta molto più lentamente.

Alla pesantezza del carico che dobbiamo portare contribuisce non solo il lavoro, ma anche l’ambiente urbano in cui molti di noi vivono. Vivere per ventiquattro ore in un ambiente urbano moderno sconvolge i ritmi naturali dell’organismo. Ci sono, per esempio, troppe cose che disturbano il regolare avvicendarsi di sonno e veglia. Le persone molto occupate sono costrette a perdere sonno per fare straordinari, oppure per le lunghe distanze che debbono quotidianamente percorrere per recarsi al lavoro.

Lo sviluppo dei mezzi di trasporto ha reso le persone troppo pigre per camminare. Inoltre, la maggior parte degli impiegati passa la propria giornata a tavolino. Cosi, ha ben poche occasioni di compiere quell’esercizio fisico che sia il corpo sia la mente richiedono.

Debolezza o mancanza di volontà?

Esiste qualche possibilità di sopravvivere a queste pressioni? Può la scienza moderna trovare il modo di aiutare l’uomo a superare la propria debolezza per vincere gli stress psicologici del nostro tempo?

In generale, questa debolezza può essere descritta come mancanza di forza di volontà, incapacità di osare, di sopportare, di perseverare. Benché questo stato possa condurre a disturbi psicologici, una volta che la persona che ne è afflitta si rende conto della natura della sua debolezza, essa tende a svanire. Ma finché essa mantiene la sua presa su una persona, può renderle difficile incontrare estranei, avere relazioni soddisfacenti con persone dell’altro sesso, essere efficace negli affari, superare esami o altre prove.

Chi soffre di questo tipo di debolezza in generale non è in grado di perseverare in un allenamento o in un programma di lavoro abbastanza a lungo. Ne nasce un senso di inadeguatezza e un disprezzo di sé che tendono a completare ulteriormente le cose.

Le arti marziali orientali

In passato, in particolare in Giappone, si ricorreva in forme di addestramento vigorose e difficili – come il kendo o il judo – per sviluppare la resistenza nelle persone deboli. La tradizione delle arti marziali orientali non si proponeva esclusivamente di addestrare al combattimento, ma rappresentava una disciplina per il corpo, la mente e lo spirito. La forza del guerriero emanava da un centro interiore. Quanto più la sua energia era internamente unificata, tanto più essa fluiva naturalmente nei gesti appropriati, con assoluta precisione.

Per varie ragioni, tuttavia, queste discipline difficilmente corrispondono alle necessità dell’uomo moderno. In primo luogo, molti oggi mancano di tempo libero per potersi impegnare in programmi di allenamento che esigono tempo e dispendio di troppe energie. In secondo luogo, questi programmi richiedono già di per sé proprio quel tipo di elasticità spirituale e di resistenza che mancano all’uomo moderno.

Infine, l’uomo moderno tende a chiedere ragioni scientifiche per ciò che fa. Dunque rifiuta le arti marziali orientali come qualcosa di sorpassato a motivo del loro sottofondo confuciano o religioso. Forse, un programma di allenamento mentale o spirituale rivolto all’uomo moderno debba tener conto delle sue caratteristiche psicofisiche e proporsi in modo razionalmente convincente.

I requisiti di un allenamento adatto all’uomo moderno: cosa fare contro lo stress?

Il tipo di allenamento spirituale e fisico di cui l’uomo di oggi ha bisogno deve soddisfare a due requisiti importanti. Deve basarsi sulla conoscenza scientifica più recente. Inoltre, la sua efficacia deve essere confermata da una lunga applicazione pratica. Oggi la scienza medica ha dimostrato che il metodo psicosomatico è il solo capace di affrontare il problema della salute in modo soddisfacente. Si deve cioè aver cura di allenare sia la mente sia il corpo se si vuole che una persona si mantenga nelle sue condizioni ottimali.

Molti dei programmi per il miglioramento della salute che si trovano in gran parte della letteratura contemporanea sull’argomento non sono soddisfacenti. Proprio perché trascurano questa importante verità. Oppure si limitano a generiche enunciazioni di principio. Il loro fallimento è in un certo senso inevitabile. Lo studio della mente umana è ancora troppo poco avanzato perché si siano potuti sviluppare sistemi scientifici di addestramento mentale e spirituale. Ne segue allora, che nessuno dei sistemi fin qui sviluppati in questo campo può avere alle spalle quella lunga applicazione pratica che è necessaria per risultare convincente.

I programmi religiosi e spirituali, d’altro canto, pongono l’accento su elementi soggettivi. Non offrono criteri di verificabilità scientifica. Un metodo di addestramento che riscuota la fiducia dell’uomo moderno deve essere basato su un sistema oggettivamente verificabile, i cui valori siano chiari a tutti.

meditazione zen contro lo stress

Perché la Meditazione Zen?

Per soddisfare questi requisiti, il metodo di allenamento ottimale deve regolare le funzioni cerebrali, che operano a un livello per cosi dire sottostante rispetto a quello dell’intelletto, delle emozioni e della volontà. L’uomo moderno razionale giudicherà poco convincente e privo di efficacia un metodo che non affronti la mente in termini di funzioni e fisiologia del cervello.

Tomio Hirai, nato nel 1927, è una delle maggiori autorità giapponesi nel campo della psichiatria. Probabilmente, è il più grande studioso e ricercatore di psicofisiologia del suo paese. Le sue ricerche sulla meditazione Zen e le onde cerebrali gli sono valse l’attenzione di vari specialisti in molti paesi. Alcuni dei loro si sono recati in Giappone per condurre ricerche al suo fianco e si sono serviti dei metodi Zen per il trattamento delle nevrosi.

Egli sostiene attraverso le sue ricerche scientifiche che il metodo della meditazione Zen da seduti (o Zazen) risponda ai requisiti necessari per un sistema moderno di allenamento rivolto agli occidentali.
Nei prossimi articoli vedremo in modo analitico il come!

 

(fonti: “Meditazione Zen come terapia” di Tomio Hirai)

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