Mente

Movimento consapevole per vivere nel qui ed ora, con umanità

Portare la mindfulness, il movimento consapevole, l’approccio consapevole, nella nostra vita quotidiana significa coltivare maggiore lucidità mentale e benessere fisico. Molte ricerche degli ultimi vent’anni dimostrano che imparare a vivere nel presente anziché nel passato o nel futuro è fonte inequivocabile di guarigione da disturbi fisici e psicologici. Non solo. Con la consapevolezza impariamo a fare scelte più funzionali per noi ma anche per gli altri.

Impariamo ad ascoltare con più attenzione, a comprendere e a memorizzare meglio le informazioni che riceviamo. Impariamo ad affrontare le difficoltà di tutti i giorni con più serenità e a raggiungere i nostri obiettivi con minor sforzo, proprio perché capiamo cone canalizzare la nostra energia.

Che significa vivere nel presente?

Vivere nel presente significa dirigere la nostra attenzione consapevole a ciò che facciamo, pensiamo e sentiamo nel momento presente, qui ed ora. Di solito, quando ad esempio facciamo la doccia pensiamo già a come ci dobbiamo vestire dopo, o a cosa dobbiamo cucinare, o di ricordarci assolutamente di buttare l’immondizia. Quando ci laviamo i denti, pensiamo a cosa ci ha detto il nostro collega al lavoro, o alla discussione con un amico. Quasi mai la nostra attenzione è nel gesto che stiamo compiendo.

Questa continua e frenetica attività mentale che è quasi sempre rivolta al passato o al futuro, a pensieri ripetitivi che – per la maggior parte delle volte – sono disfunzionali per noi, ci impedisce di apprezzare pienamente il momento presente, ciò che viviamo adesso e tutto quello che i nostri sensi potrebbero farci percepire. E ci rende prigionieri di reazioni e comportamenti automatici quando ci troviamo a relazionarci con il mondo.

Che cosa è la consapevolezza?

In psicologia, con il termine consapevolezza si intende la capacità di essere a conoscenza di ciò che viene percepito, e dalle proprie risposte comportamentali. E’ un processo cognitivo distinto da attenzione, sensazione e percezione.

Essere consapevoli è diverso dal semplice stare svegli e sentirsi parte della realtà che ci circonda. Tutti gli animali sviluppati sono in parte coscienti dell’ambiente che li circonda e del loro ruolo nel branco. Possono collaborare per nutrire e difendere i loro cuccioli, il che significa che in un certo modo forse possono riconoscere cosa è un bene o un male per loro. L’uomo è dotato di una più evoluta coscienza ma con una specifica capacità di astrazione che gli permette sia di distinguere che di sapere cosa gli sta accadendo quando utilizza la sua forza. Può riconoscere quando sa o non sa qualcosa. Può anche dire se capisce oppure no qualcosa che conosce.

Essere cosciente e essere consapevole: qual’è la differenza?

C’è un’essenziale differenza tra essere coscienti ed essere consapevoli, anche se a livello linguistico si può far confusione. Ad esempio: posso salire una rampa di scale, pienamente cosciente di quello che sto facendo, ma comunque non saprò quanti gradini ho fatto. Per saperlo, dovrò fare la scala una seconda volta, fare attenzione, contarli e ascoltarmi. Essere consapevole è essere cosciente avendo piena attenzione di quello che sto facendo e che sta accadendo dentro di me (e fuori di me) mentre sono cosciente.

Per molte persone è facile essere consapevoli e avere controllo dei loro muscoli volontari, dei loro pensieri, dei loro processi di astrazione e dei loro flussi mentali. D’altra parte, è molto più difficile essere consapevoli ed aver controllo dei muscoli involontari, delle sensazioni, delle emozioni e delle abilità creative. Anche se può sembrare molto difficile, però, non è assolutamente impossibile.

Fare non significa sapere

Portare avanti un’azione non dimostra in nessun caso che sapiamo, anche solo superficialmente, cosa stiamo facendo o come lo stiamo facendo. Se proviamo a compiere la stessa azione rendendo il nostro movimento consapevole – cioè osservandola nel dettaglio – scopriremo che, anche la più semplice delle azioni, come camminare o alzarsi da una sedia, è un totale mistero. Prova ad alzarti dalla tua sedia e rispondi: C’è una contrazione dei muscoli addominali o lombari? Sono le gambe che si attivano per prime oppure è il busto che si spinge in avanti? E cosa fanno gli occhi e la testa?

E’ facile dimostrare che l’uomo in generale, proprio non sa cosa sta facendo, sopratutto quando non sa cosa sta facendo nemmeno quando si alza dalla sua sedia. Figuriamoci se si tratta di conoscere a fondo le sue intenzioni, emozioni e comportamenti. E di conseguenza il suo modo di relazionarsi con gli altri esseri umani, gli animali, il pianeta e l’universo. Quindi la cosa più facile e semplice per lui è “dare a se stesso l’ordine” di quello che vuole fare e lasciare che le “specializzate organizzazioni” dentro di lui portano avanti l’azione nel modo più facile e semplice per loro – come di solito accade. Dunque si tratta sempre di gesti automatici e inconsapevoli.

Conoscere sé stessi non arriva mai senza impegno, e il movimento consapevole richiede impegno, attenzione  e pratica costante. L’intelletto e il pensiero evoluto che “sanno”, riconoscono quanto siano nemici gli automatismi e le azioni abituali per la nostra crescita ed evoluzione personale.

La consapevolezza non è essenziale per vivere

Possiamo benissimo vivere una vita senza mai coltivare la nostra consapevolezza. La struttura cerebrale e il sistema limbico possono soddisfare i bisogni umani essenziali e compiere tutte le azioni dell’uomo, comprese quelle che attribuiamo all’intelligenza. Anche la vita sociale è possibile senza consapevolezza. Api, formiche, scimmie e animali da branco vivono in sistemi sociali senza consapevolezza. Alcuni di questi sistemi sono abbastanza elaborati e coinvolgono la maggior parte delle funzioni di base della società umana: la cura delle giovani generazioni, vivere con una regina, le guerre con i vicini, la difesa del territorio, le sfruttamento di schiavi…

Il movimento consapevole nutre la consapevolezza: un nuovo stadio di evoluzione

Il sistema superiore, più sviluppato nell’uomo che in qualsiasi altro animale, rende possibile la consapevolezza, cioè il riconoscimento dei bisogni organici e la selezione dei mezzi per soddisfarli. La consapevolezza ci dà la capacità di giudizio, di differenziazione, generalizzazione, capacità di pensiero astratto, immaginazione, creatività e molto altro. La consapevolezza delle nostre pulsioni e istinti è la base per la conoscenza di noi stessi.
Essere consapevoli del rapporto tra questi impulsi e la loro origine nella formazione della cultura umana offre all’uomo i mezzi potenziali per dirigere la sua vita, che pochi hanno ancora realizzato. Non credi che perdi una gran parte della tua vita non essendo consapevole delle tue sensazioni, emozioni, comportamenti, azioni e relazioni?
Non credi anche tu, che sopratuttto in questo momento storico, c’è bisogno dell’uomo veramente umano?

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