Quando pratichiamo meditazione, mindfulness o riflessione, non sempre tutto scorre senza difficoltà. Il Buddha, Gautama Buddha, insegnò che esistono cinque fattori che interferiscono, ostacolano e impediscono il nostro progresso. Sono chiamati i cinque ostacoli (nīvaraṇa) e rappresentano cinque stati mentali negativi.
Secondo l’insegnamento buddhista, questi ostacoli agiscono come barriere alla consapevolezza e possono deviare il nostro cammino verso l’autodominio e l’illuminazione. Superarli fa parte del percorso di ogni praticante, e comprenderli è il primo passo.
I cinque ostacoli non sono solo impedimenti — sono opportunità di crescita.
Riconoscendoli e affrontandoli, liberiamo la via verso una comprensione più profonda e un risveglio spirituale autentico.
Quali sono i cinque ostacoli?
I cinque ostacoli secondo il Buddha sono:
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Desiderio sensuale (kāmacchanda)
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Avversione o malvolenza (vyāpāda)
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Torpidità e pigrizia mentale (thīna-middha)
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Irrequietezza e preoccupazione (uddhacca-kukkucca)
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Dubbio (vicikicchā)
Ecco una breve definizione di ciascuno:
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Desiderio sensuale: brama dei piaceri dei cinque sensi, che ostacola la vera consapevolezza.
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Avversione (malvolenza): sentimenti di ostilità o risentimento che offuscano la mente.
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Torpidità e pigrizia: stato di inerzia fisica e mentale che impedisce l’impegno nella pratica.
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Irrequietezza e preoccupazione: incapacità di calmare la mente, con conseguente mancanza di concentrazione.
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Dubbio: scetticismo verso la pratica o verso sé stessi che blocca il progresso.
1. Il desiderio sensuale
È la brama legata ai cinque sensi: vista, udito, gusto, olfatto e tatto. Cercare piacere è naturale, ma l’attaccamento eccessivo ci lega alla soddisfazione materiale e oscura la realizzazione interiore.
Domande utili per riflettere:
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Perché sento sempre il bisogno di qualcosa di nuovo?
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Sto cercando di colmare un’insoddisfazione?
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È pressione sociale, noia, avidità?
Come superarlo
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Mindfulness: osserva il desiderio senza giudicarlo.
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Riflessione sull’impermanenza: i piaceri sono temporanei.
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Reindirizzamento: dedica tempo ad attività che nutrono interiormente.
2. L’avversione (malvolenza)
Include rabbia, risentimento e ostilità. Impedisce la chiarezza mentale e blocca compassione ed empatia.
Domande per riflettere:
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Sono geloso di qualcuno?
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Porto dentro rabbia o orgoglio?
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Sto trattenendo amarezza?
L’antidoto: amorevole gentilezza e compassione
La pratica della metta (benevolenza amorevole) e della karuna (compassione) scioglie il risentimento.
La psicologa e insegnante di meditazione Tara Brach afferma:
“Quando siamo consapevoli e presenti nel momento, abbiamo la capacità di percepire empaticamente la sofferenza in noi e negli altri e rispondere con compassione.”
Strumenti pratici:
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Meditazione di amorevole gentilezza
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Pratica dell’empatia
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Perdono (anche solo interiore)
3. Torpidità e pigrizia
La pigrizia è inerzia fisica; la torpidità è ottusità mentale. Si manifesta come sonnolenza, apatia, mancanza di energia.
Domande utili:
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Sono annoiato o demotivato?
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Non vedo benefici nella pratica?
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Sto trascurando la mia salute?
Strategie
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Attività fisica leggera o yoga
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Camminata consapevole
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Stabilire una routine meditativa regolare
4. Irrequietezza e preoccupazione
È la mente agitata, incapace di calmarsi. Porta ansia e dispersione.
Domande:
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Sono sotto stress?
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Mi sento insicuro economicamente o emotivamente?
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Sto combattendo con una malattia o una difficoltà?
Strumenti di calma
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Body scan (scansione corporea)
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Respirazione lenta e profonda
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Sessioni brevi e regolari di meditazione
5. Il dubbio
È la mancanza di fiducia nella pratica, negli insegnamenti o in sé stessi. Può paralizzare il cammino spirituale.
Riconosci il dubbio senza giudicarlo: può diventare occasione di crescita.
Come affrontarlo
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Condividere i propri dubbi con una guida o una comunità
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Approfondire lo studio degli insegnamenti
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Riflettere sui propri progressi
Secondo uno studio riportato dalla Harvard Gazette, la spiritualità è associata a migliori esiti di salute e benessere, suggerendo che approfondire il proprio percorso spirituale può avere benefici concreti.
Consigli pratici per lavorare con i cinque ostacoli
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Classifica gli ostacoli da 1 a 5 in base alla loro influenza nella tua vita.
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Lavora prima su quello più forte.
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Stabilisci obiettivi concreti.
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Monitora i tuoi progressi nel tempo.
Ricorda: gli ostacoli sono stati mentali. Non sono causati dagli altri. È la nostra mente che li genera — ed è nella nostra mente che possiamo trasformarli.
Come la meditazione aiuta a superarli
La meditazione permette di osservare gli ostacoli senza identificarvisi.
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Il respiro consapevole riduce il desiderio sensuale.
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La metta dissolve l’avversione.
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La pratica regolare aumenta energia e lucidità contro torpidità.
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La mindfulness calma irrequietezza e ansia.
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L’esperienza diretta rafforza la fiducia e dissolve il dubbio.
Prevenire l’insorgere degli ostacoli
Oltre a superarli quando emergono, possiamo prevenirli:
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Iniziare la giornata con meditazione
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Coltivare gratitudine
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Fare attività fisica regolare
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Stabilire intenzioni di gentilezza
Questo approccio proattivo crea uno stile di vita che riduce l’insorgere degli ostacoli.
Conclusione
Andare oltre i cinque ostacoli significa trasformare le difficoltà in strumenti di crescita. Mindfulness, compassione e disciplina interiore cambiano il nostro modo di relazionarci con noi stessi e con il mondo.
Affrontare questi stati mentali non è solo parte del cammino — è il cammino stesso verso una vita più consapevole, pacifica e illuminata.
Domande frequenti
Quali sono i cinque ostacoli al Nirvana?
Desiderio sensuale, avversione, torpidità e pigrizia, irrequietezza e preoccupazione, dubbio. Superarli avvicina alla liberazione dalla sofferenza.
Possono influenzare la meditazione?
Sì. Rendono la mente distratta, agitata, dubbiosa o apatica, ostacolando concentrazione e chiarezza.
Cosa consigliava il Buddha?
Osservare questi stati con consapevolezza, comprenderne l’impermanenza e applicare gli antidoti appropriati.
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